La scalata verso il lavoro

March 22, 2018

Il percorso che conduce all’ottenimento di un posto di lavoro o di una collaborazione professionale appagante può essere paragonato ad un’escursione in montagna. Ci si può avventurare da soli, si può essere ben attrezzati oppure fruire di una guida esperta.

 

E se la cima fosse il lavoro che ci si aspetta?

 

Il termine orientamento in generale viene usato in una duplice accezione: può indicare l’azione dell’orientarsi: il processo che la persona mette in atto per affrontare una scelta per il percorso di formazione e/o lavorativo; e l’orientare: l’intervento da parte di un operatore esperto nell’offrire supporto alla persona nel processo decisionale. 

 

Si parla di orientamento già a partire dai primi anni del secolo scorso, quando Frank Parson introduce il concetto definendo l’orientamento come una pratica per “determinare esattamente le caratteristiche di un profilo di lavoro cui indirizzare l’individuo con giusti requisiti per svolgerlo”. 

 

A tale approccio segue lo sviluppo di test psicometrici, che permettono a tutt’oggi l’individuazione delle competenze in modo da inserire le risorse in maniera mirata all’interno delle organizzazioni. È come se dopo aver studiato tanto ed essersi laureato in geologia, il neo disoccupato si avventuri nell’escursione che fin da ragazzo sognava: di certo l’esperienza sarà affrontata sulla base di un bagaglio di competenze teoriche molto ampio, ma allo stesso tempo il geologo alle prime armi si troverà a confrontarsi con una realtà complessa, che considera anche una componente esperienziale necessaria per la riuscita dell’attività.

 

L’orientamento diventa dunque un processo che fa parte dell’individuo in tutto l’arco della vita, essendo questo un susseguirsi di scelte di indirizzo, formazione e lavoro e soprattutto di transizioni psicosociali come formazione/formazione, formazione/lavoro e lavoro/lavoro. In ognuno dei casi in cui il soggetto è portato a compiere delle scelte di indirizzo in merito al proseguimento degli studi, all’approccio al mondo del lavoro o al cambiamento di quest’ultimo senza avere gli strumenti per la valutazione delle proprie attitudini, senza conoscere realmente le varie alternative davanti e di conseguenza adagiandosi su quello che il mercato propone. 

 

 

 

 

Come intervenire in questi casi?

 

L’orientamento assume oggi una connotazione centrale nella politica di sviluppo della società: i postumi della crisi economica che ha colpito l’economia globale determinano un profondo senso di disagio e di smarrimento, che suscita di conseguenza incertezza, instabilità e precarietà. Ne deriva un profondo malessere sociale ed economico, dovuto al fatto che per gran parte delle persone e nella maggior parte della loro vita, l’indipendenza, l’autostima e il benessere sono associati all’esercizio di un impiego retribuito, che rappresenta pertanto un fattore cruciale della qualità della loro vita. L’occupabilità - vale a dire la capacità di trovare e conservare il posto di lavoro - costituisce di conseguenza una dimensione essenziale e irrinunciabile della cittadinanza attiva (Memorandum di Lisbona, 2000). Nel quadro delle strategie europee per l'occupazione, l’Europa spinge verso un sistema permanente di servizi orientativi, riconosciuto nel paradigma del lifelong guidance, ovvero l’obiettivo di garantire a ogni cittadino lungo l’arco della vita l’accesso a servizi di orientamento.  

 

Il lifelong guidance è un approccio che si pone come strategia per lo sviluppo individuale e sociale e si inserisce nell’orizzonte teorico dell’educazione permanente, dove l'educazione viene vista in continua evoluzione, ovvero come un processo che non coinvolge soltanto un'età definita, durante la crescita dell'individuo, ma abbraccia l'intera vita della persona come condizione permanente. In questa visione l’orientamento tende a discostarsi dall’idea di intervento circoscritto alla scelta scolastica e/o professionale per configurarsi come processo di accompagnamento permanente, volto a sostenere la persona in tutte le fasi della sua esistenza, durante i tanti e diversi momenti di transizione che si presentano lungo il corso della vita e che richiedono continuamente la ri-formulazione di progetti in essere e la creazione di nuovi.

 

Verso quale direzione si sta andando?

L’orientamento si configura, in tal senso, come un dispositivo formativo, finalizzato a sviluppare nella persona la capacità di posizionarsi nella differenza e nell’incertezza senza disperdersi. Si tratta di rivisitare l’idea di orientamento come pratica  circoscritta  ai momenti di snodo per accogliere la prospettiva dell’orientamento come processo educativo permanente,  finalizzato al riconoscimento e alla valorizzazione delle personali risorse e competenze per aumentare i livelli di consapevolezza e di partecipazione sociale. Si tratta di rivedere l’idea di orientamento come pratica  circoscritta  ai momenti di snodo, per accogliere la prospettiva dell’orientamento come processo educativo permanente,  finalizzato al riconoscimento e alla valorizzazione delle personali risorse e competenze, al fine di aumentare i livelli di consapevolezza e di partecipazione sociale.

 

L’approccio dell’orientamento moderno avvalendosi delle esperienze dello scorso secolo, ha spostato l’intervento da un’azione passiva del soggetto ad un’attività che vede quest’ultimo come attore principale delle sue scelte. In quest’ottica la responsabilità attribuita all’individuo risulta essere determinante e priva di condizionamenti: l’orientamento diviene un processo autonomo e continuo, caratterizzato dalla consapevolezza cognitiva e dall’autonomia di movimento nel processo di socializzazione al lavoro. Proprio in quest’ottica si parla di lifelong guidance, un’ottica in cui il soggetto è accompagnato alla socializzazione agli ambienti scolastici e successivamente lavorativi e allo sviluppo di un percorso in tutta la sua carriera.

 

Il lifelong guidance è un approccio volto a sostenere un atteggiamento attivo e responsabile delle figure che ruotano intorno all’orientamento e che fungono in questo senso da guide in quelle scelte determinanti, in cui occorre la massima consapevolezza. Questo punto di vista riguarda sia i giovani in età scolare, coloro che approcciano il mondo del lavoro e i soggetti che ne fanno parte e per necessità o voglia, stanno intraprendendo dei cambiamenti.

 

Per quanto riguarda i soggetti che sono in età scolare questo approccio, di largo utilizzo negli ultimi anni, mira a ridurre il livello di dispersione scolastica e al successivo sostegno all’occupabilità mediante azioni di tipo orientativo che si caratterizzano per auto-orientamento e accompagnamento alla socializzazione scolastico/professionale. 

 

A differenza per i soggetti facenti parte del mondo del lavoro, l’approccio lifelong guidance aiuta a mantenere alto il livello di occupabilità grazie ad una maggiore spendibilità sul mercato. 

 

Per tornare alla metafora iniziale, si può dunque affermare che l’orientatore sarà per il giovane che si avventura nella sua prima esperienza da geologo una guida, un maestro che possa trasferire attraverso delle pillole gli elementi necessari per compiere delle scelte consapevoli e affrontare al meglio le sfide dell’escursione. L’orientatore sarà invece per l’escursionista di lungo corso colui che darà un nuovo indirizzo, una via alternativa alla routine che caratterizza la sua esperienza. L’orientamento viene dunque considerato come azione professionale che vada a sostegno della motivazione e della capacità di rispondere al contesto, in cui quest’ultimo risulta in continua evoluzione e richiede una sempre maggiore flessibilità personale.

 

 

di Manuel Diana - HR Consultant

 

 

 

 

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